Vento, acqua
gocce di pioggia portate dall'aria estiva;
voleva iniziare un temporale, non era strano in
quel periodo. Lampi di calura splendevano
lontani, sul cielo d'acciaio. Le nubi cariche si
muovevano e si mescolavano, brontolando frasi e
parole incomprensibili, suoni provenienti da un
altro mondo; forme indistinte, corpi di vapore.
Che ci faceva ancora lì, ora? Perché non poteva
essere anche lei fatta di aria e di acqua, e
venire trasportata dal vento per ognidove e
dissolversi e ricomporsi nuova ogni volta? No.
Sempre su quella maledetta panchina, in quei
giardinetti squallidi, tra i piccioni che si
avvicinavano in cerca di cibo, che zompettavano
accanto a vecchi idioti, che lanciavano mangime a
quegli uccellacci grigi e schifosi come loro.
Dopo un anno stava ancora lì, ci tornava ancora,
ancora pensava che poteva venire da lei, che
potevano incontrarsi per caso ancora lì, dove
tanto spesso andavano un tempo, e poi parlare
e
e quanto sono idioti gli uomini! La
fantasia corre troppo, troppo più veloce della
realtà, ma, chissà come mai, quella realtà
compare puntualmente davanti alla fantasia e la
fa inciampare, cadere, la ferisce
e si resta
lì, chiedendosi in che modo ci abbia potuto
raggiungere.
- Bastardo maledetto, sciocco e intelligente,
vorrei farti un buco in testa perché non capisci
nulla, eppure con tutto il cervello che hai
non so. Cosa venivamo a fare qui? Non so.
Parlavamo? Sì, ma solo di cose senza senso;
senza senso come i miei sogni, stupidi
vaneggiamenti di bambina
stupida io,
secondo te
L'asfalto cominciava a colorarsi di un grigio
più scuro, puntino dopo puntino; le persone
avevano iniziato ad andarsene, e i piccioni, con
un battito d'ali, raggiungevano il cielo,
portando altrove la loro fetida peste. Le
sembrava che ognuno che le passasse accanto si
fermasse e la guardasse, poiché pensava di
pensare così forte che tutti potessero sentirla
ma non sfidava nessuno, stranamente il suo
sguardo rimaneva fisso al suolo.
- Ti avrei preso a pugni quando mi hai detto che
mi odiavi
al diavolo tu e il tuo cavolo di
odio cutaneo
dovresti solo guardarti un
po' davanti; forse è solo questo che ti manca,
sapere come sei veramente, e poi dallo schifo
cambieresti, in meglio, certo, perché in peggio
- Cosa diavolo ci trovo in uno come te?! Dio mio,
è preoccupante che tu mi attiri tanto
non
sei neanche bello; e neppure psicologicamente
affascinante. Vorrei rubarti tutti i
capelli
e pensare che quel giorno maledetto
mi giustificavo, cercavo ragioni per rispondere
alle tue affermazioni senza fondamento, che tu
stesso non riuscivi a spiegarmi (o io non capivo)
vorrei strapparteli tutti i capelli, uno
ad uno, mentre dormi e sogni di soffrire, e in
realtà soffri davvero ma non lo capisci
il sangue sgorgherà rosso dalla tua testa, rosso
come il fiocco che terrà legati i tuoi capelli
strappati, lì, accanto a te
il sangue
sgorgherà caldo dalla tua testa, caldo come le
mie lacrime.
Alzò gli occhi verso il cielo
gocce dolci
e gocce salate: gocce salate che bruciavano la
carne arrossata, gocce dolci che volevano
cancellare l'espressione triste disegnata sul suo
volto, che cercavano di scivolare via un po' di
dolore. Odore di pioggia e di asfalto bagnato,
fulmini e tuoni e grida silenti di rabbia. Poi il
cielo si aprì. Le nuvole si muovevano come reti
trascinate via da pescatori, si spostavano
silenziosamente lasciando aperti spiragli di
azzurro e di luce, luce che sembrava volersi
aprire un varco come una spada, o meglio, era
come se qualcuno con una lama tagliasse le nubi
per saltare, dallo squarcio appena fatto, giù,
fin sulla terra. E così lui apparve, mentre lei
si stava alzando per andarsene, così, dal nulla,
e lei si bloccò. Non pensò più.
"Ciao" disse il ragazzo, con quel tono
maledetto di sforzo, di presa in giro e non so
più che
"Ciao" rispose la
ragazza mentre lui passava oltre. Lei gli
afferrò il braccio. "Vuoi qualcosa?"
"Sì, ucciderti!" Il ragazzo scoppiò a
ridere. Lei sapeva cosa doveva fare, ma non lo
fece; lo spinse via e lui se ne andò continuando
a ridere. La ragazza tremava, non ce la faceva
più a reggersi; cadde in ginocchio sul grigio
bagnato.
- L'ho lasciato andare il maledetto; nemmeno
questa volta mi ha preso sul serio
ma in
fondo ha ragione, quando mai ho fatto qualcosa?
Mai, proprio mai
e ride, ride l'infame, e
io piango, piango per me perché è vero che sono
stupida, proprio come dice lui
ha dolo
fatto bene a mollarmi, io non faccio mai niente,
io che non ho obiettivi né interessi
io
secondo lui
Ma no, non è vero, in realtà
è lui che non ha capito nulla di me
io ci
tenevo, e lui non ha capito niente, né in un
anno, né in sei mesi
no, non sono io che
sono sbagliata, è lui che idiota
non è poi
una cosa tanto strana (che lui lo sia)
Ora sorrideva, e fissava il cemento in procinto
di asciugarsi, mentre l'odore penetrante di
pioggia che evapora le invadeva le narici
- Non più rabbia, non più dolore
ormai
di te mi resta soltanto una grande paranoia da
cancellare
"Crepa!" Gridò. E gli uccelli, che
erano tornati, scapparono di nuovo; e lei se ne
andò.
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